Leggere nello stesso titolo la parola responsabilità e cultura è ancora, per molti, un taboo. Di solito si abbinano alla responsabilità concetti che sembrano distanti dal senso critico, dalla creatività o dalla scelta di raccontare un fatto in maniera sentita.
Noi, ci sentiamo appartenenti a quella visione per cui la responsabilità sociale e culturale è d’impresa. Ci sentiamo appartenenti a quel numero di Brand che hanno come obiettivo quello di coinvolgere le persone a un livello così profondo da renderle i primi, veri testimonial dell’organizzazione.
Sono le risorse di un team ad essere i veri conoscitori dell’azienda e che rappresentano là fuori il Brand in ogni sua sfaccettatura.
Ma attenzione perché oggi, non bastano le “storie delle persone” confezionate ad hoc da un ufficio di marketing qualsiasi per generare appartenenza.
Serve un cambio di paradigma che metta al centro l’individuo come attore sociale e motore culturale.
Il caso studio Patagonia: l’attivismo diventa una leva richiesta
In Patagonia, il coinvolgimento non è un obiettivo di comunicazione, è una conseguenza della coerenza. L’azienda non si limita a “parlare” di ambiente; permette ai suoi dipendenti di dedicare mesi di lavoro retribuito a cause ecologiste.
La responsabilità culturale si trasforma in azione permettendo ai propri impiegati di essere e formarsi come attivisti.
Il risultato è che il dipendente diventi il testimonial del Brand perché la sua missione personale e quella aziendale coincidono perfettamente.
La sua voce è libera, sentita, credibile perché supportata.
Il caso studio Brunello Cucinelli: tra dignità e rispetto del tempo
Un esempio italiano è Brunello Cucinelli e il suo modello di Capitalismo Umanistico.
L’imprenditore investe nella cultura dei suoi collaboratori offrendo loro la possibilità di vivere luoghi e contesti in cui scambiare saperi e conoscenze.
Il rispetto dei tempi è un altro dei concetti caldi portati avanti da Brunello: il divieto assoluto di inviare mail di lavoro dopo le 17.30 o durante il weekend è un atto di intelligenza emotiva applicata.
Le persone che lavorano a Solomeo non si sentono “dipendenti”, ma custodi di un’arte. La loro narrazione verso l’esterno è potente perché nasce da una responsabilità culturale che l’azienda ha affidato loro.
Ben oltre task concluse per tempo, o attività atte alla chiusura di percorso sterile.