Team Management: “non chiamarla responsabilità, chiamala telepatia!”. L’errore che non dovresti commettere

team management

Riepilogo

In questo articolo

C’è una scena che vediamo ripetersi ovunque: il manager che chiede responsabilità, il team che chiede spiegazioni, e il manager che ribatte: “Fate voi”.

Dopo questa impasse, succede l’inevitabile: il risultato non è quello che il manager aveva in testa e, di conseguenza, si pensa che il team non sia responsabile. Ma la verità è più scomoda, caro imprenditore: non stavi chiedendo responsabilità, stavi chiedendo telepatia.

E questa non è una colpa del tuo team. È un difetto del sistema. Perché la responsabilità, se la vuoi davvero, non la “chiedi”: la costruisci.

Per scrivervi queste parole ci siamo ispirati a una lettura potente: Niente teste di c**o di James Kerr, il libro che racconta il mito degli All Blacks. Nel capitolo “Responsabilità: Passa la palla”, Kerr ci ha lasciato in testa un concetto che smonta ogni scusa:

“La responsabilità non è un tratto caratteriale. È una catena di passaggi.”

E qui veniamo a te, imprenditore: quella catena, oggi, la stai alimentando o la stai spezzando?

Kerr lo spiega con una storia vera: a Hackney, Londra, alcuni ragazzi coinvolti nella piccola criminalità vengono invitati a un torneo di calcetto. L’obiettivo non era “farli divertire”, era trasformare delle gang in squadre. Come? Con un principio semplice: “Passa la palla”.

Gli organizzatori non hanno cercato di controllare tutto. Hanno preparato il campo, gli orari e le regole. Poi hanno iniziato a trasferire la responsabilità, passo dopo passo:

  1. Hanno scelto i leader naturali e li hanno resi “manager”.
  2. Il manager ha scelto un capitano.
  3. Il capitano ha creato la squadra.
  4. La squadra ha ricevuto un compito chiarissimo: presentarsi in orario.

La regola era severa e giusta: se non ci sei, sei fuori. Risultato? Tutti in orario. La lezione per te è semplice: la responsabilità non nasce da una predica, nasce da un ordine fatto bene.

Se il tuo ordine è vago, del tipo: “4 pizze, 2 arancini, 3 bibite. Fate voi”, quella non è delega. È roulette: stai solo sperando che il tuo team indovini cosa avevi in testa. “Passa la palla” significa questo: prima chiarisci cosa conta, poi passi l’esecuzione.

Perché senza confini chiari non stai creando responsabilità: stai solo distribuendo colpe in anticipo.

Nella tua azienda, la “telepatia” nasce quasi sempre da quattro zone d’ombra. Se dovessimo ridurla all’osso, ti diremmo che:

La responsabilità nasce solo quando l’ordine è eseguibile.

E un ordine è eseguibile solo se contiene questi 4 ingredienti:

  • Obiettivo: “Fammi 4 pizze” non è un obiettivo, è un titolo. L’obiettivo spiega perché lo stiamo facendo e quale risultato vogliamo ottenere.
  • Criteri di “fatto bene”: se non definisci cosa significa “buono”, ognuno lo interpreterà a modo suo.
  • Tempo: la scadenza non è un dettaglio, è parte integrante dell’ordine.
  • Autonomia con confini: il tuo “fate voi” funziona solo se è chiaro dove il team può decidere e dove invece non deve toccare palla.

Per uscire dall’equivoco della telepatia, ti suggeriamo di iniziare a costruire la responsabilità con 3 abitudini concrete:

  1. Ordini chiari: sostituisci il “fate voi” con: questo è l’obiettivo, questo è il livello atteso, questo è il tempo a disposizione.
  2. Responsabilità distribuita: non caricare tutto su una persona. Crea una staffetta dove ognuno sa esattamente cosa deve garantire nel passaggio della palla.
  3. Revisione senza colpa: non chiedere “chi ha sbagliato”, ma: “cosa abbiamo imparato e cosa cambiamo la prossima volta?”.

Ricorda la frase che può cambiarti la vita da manager: se non chiarisci, non stai delegando. Stai solo sperando.

Lo sappiamo: chiarire non è facile. Spesso dipendi da clienti, stakeholder e priorità che cambiano ogni ora. Ma proprio per questo devi usare meglio una competenza che già hai: fare domande.

Domande aperte, per tirare fuori cosa c’è nella testa dell’altro (lato cliente).

E lato team, per creare un patto chiaro: fare domande non è “disturbare”. È lavorare bene.

Perché un team non è un gruppo di esecutori.

È una squadra che pensa, si allinea e decide come vincere insieme.

Perché solo quando il tuo team capisce davvero l’ordine e c’è un confronto, eseguire bene è più semplice.

E questo, caro imprenditore, vale per i tuoi manager, per i tuoi clienti e — se ci pensi — persino per i tuoi figli.

Hai voglia di approfondire quest’approccio?

Ti piace questo articolo? Condividilo:
Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp

Vota e commenta l'articolo!

0 0 Voti
VOTA L'ARTICOLO
Registrati
Inviami un'email per
guest

0 Commenti
Meno recenti
Più recenti Più votati

Altri articoli dal Blog di Larry

Il caso studio Microsoft

Il Caso Microsoft: dalla “guerra interna” all’ecosistema empatico

Leggi tutto
responsabilità sociale e culturale

Responsabilità sociale e culturale: cosa c’entra un’impresa?

Leggi tutto
la storia lego

La storia LEGO: dal rischio di bancarotta alla “desiderabilità culturale”

Leggi tutto
Larry che imbuca una lettera

Restiamo in contatto

Iscriviti alla nostra newsletter, promettiamo di non inviarti una marea di email ogni giorno ma solo contenuti di valore sul Branding ogni tanto.

This site is protected by reCAPTCHA and the Google Privacy Policy and Terms of Service apply.

0
Che ne pensi di questo articolo? Scrivi un commento.x